Come si diventa evangelico?

Forse la domanda è sbagliata. La domanda giusta sarebbe: “Come si può avere un rapporto personale con Dio?”. Nella chiesa evangelica troverai delle persone normali, brave e peccatrici allo stesso momento, come tutti gli altri. Ci aiutiamo a vicenda a credere, a seguire il Signore in questo mondo difficile. Raccontiamo la sua storia, perché la storia di Gesù è la storia più bella. Te ne racconta una:

Un giorno Gesù disse: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane di loro disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. Ed egli divise fra loro i beni. Di lì a poco, il figlio più giovane, messa insieme ogni cosa, partì per un paese lontano, e vi sperperò i suoi beni, vivendo dissolutamente. (Luca 15:11-13).Il padre in questa storia rappresenta Dio. Egli ci ama, come un padre ama i suoi figli. Il figlio che si allontana dalla famiglia sei tu, sono io, siamo noi, perché ci siamo tutti allontanati da Dio.

Il figlio più giovane chiese al padre la parte dei beni che gli spettava. In un certo senso tutti gli uomini rivolgono una preghiera simile a Dio: “Padre, dammi…, salute, soldi, famiglia, e poi, con tutto quello che mi dai, mi allontanerò da te”. L’uomo considera Dio come un nobile cavaliere, un protettore e toccasano del benessere. Vogliamo ricevere i suoi beni, ma di Lui non ci interessa nulla. Il peccato è questo: vogliamo i beni solo per allontanarci ancora di più da lui.

“Egli divise fra loro i beni”. Un padre umano non avrebbe fatto questo, ma Dio rispetta la scelta dell’uomo. Dio è così. Non ci costringe a stare con lui; non ci obbliga ad amarlo; ci lascia la libertà per andare lontano, se lo vogliamo. Ma Dio continua ad amarci e aspetta finché qualcuno ricambia il suo amore senza costrizione. A noi la scelta.“Di lì a poco, il figlio più giovane, messa insieme ogni cosa, partì per un paese lontano, e vi sperperò i suoi beni, vivendo dissolutamente.” La prospettiva di vivere finalmente la sua libertà, senza vincoli né regole, gli diede inizialmente delle sensazioni eccitanti. Conosciamo bene quelle emozioni. È facile immedesimarci nella parte del figlio perduto. Anche noi abbiamo provato forti emozioni nella nostra libertà, quando facevamo ciò che volevamo. Anche noi ci siamo allontanati, chi in un modo, chi nell’altro, e abbiamo vissuto una vita dissoluta.

Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una gran carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora si mise con uno degli abitanti di quel paese, il quale lo mandò nei suoi campi a pascolare i maiali. Ed egli avrebbe voluto sfamarsi con i baccelli che i maiali mangiavano, ma nessuno gliene dava. (Luca 15:14-16). La frase: “Quando ebbe speso tutto.”, è piena di attualità. Le sensazioni di libertà sono fugaci, passeggere e si spengono in un attimo come un cerino. Le nostre esperienze ci consumano, producono un senso di vuoto. Nemmeno le cose buone, come le amicizie, la musica, lo sport, la famiglia, lo svago ecc. possono riempire il vuoto nel nostro cuore. Senza Dio tutto diventa banale e cinico.

Gesù continuò a raccontare: “In quel paese venne una gran carestia, ed egli cominciò ad essere nel bisogno”. La grande carestia è nei nostri cuori. La chiamiamo ansia, depressione, disturbi della personalità. Ma la causa del malessere altro non è che la lontananza dal Padre celeste. Qualcuno ha detto: “Dentro di noi c’è un vuoto a forma di Dio, e solo Dio lo può colmare”. Ricorriamo a psicofarmaci, psicanalisi e terapie, spendiamo un patrimonio per i palliativi che combattono i sintomi ma non la causa del male, e ci affidiamo ai tanti surrogati che il mondo offe. Ma solo Dio, solo il Creatore, può riempire il vuoto che abbiamo dentro di noi.“Allora egli si mise con uno degli abitanti di quel paese, il quale lo mandò nei campi a pascolare i maiali”. Che cosa facciamo quando siamo nel bisogno? Ci rivolgiamo a Dio? No! Cerchiamo aiuto nell’uomo, ci mettiamo con uno del nostro paese. Miseri noi! Quanti hanno sperato che la prossima relazione ci sia sollievo e risolva i problemi? La delusione non attende.

Il giovane “avrebbe voluto sfamarsi con i baccelli che i maiali mangiavano, ma nessuno gliene dava.” Nessuno gliene dava. A questo punto, un altro terribile tormento si fece avanti: la solitudine. La solitudine si manifesta nell’ultimo stadio di un lento processo del nostro allontanamento da Dio. La solitudine ci porta sempre più in basso. Purtroppo, il peccato dentro di noi ha rovinato anche le relazioni più belle. Quante famiglie distrutte, quanti vincoli spezzati, quanti divorzi, quante lacrime, e tutto questo accade perché abbiamo scelto l’autonomia e la falsa libertà della ribellione contro Dio. Tutti, prima o poi, dobbiamo far fronte alle conseguenze delle nostre scelte. La solitudine è terribile.

Allora, rientrato in sé, disse: “Quanti servi di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Io mi alzerò e andrò da mio padre, e gli dirò: padre, ho peccato contro il cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi servi”. (Luca 15:17-19).Il giovane rientrò in sé e cominciò a pensare a suo padre. Egli aveva toccare il fondo per dare la svolta alla sua vita: la sua conversione e il ritorno al Padre. La conversione a Dio è un’esperienza che coinvolge la mente, le emozioni e la volontà. Essa inizia con un profondo esame di sé. Occorre un forte convincimento spirituale, accompagnato dal travaglio e dal combattimento interiore. Egli disse al Padre: “Ho peccato contro il cielo e contro di te”. Lo dobbiamo dire anche noi, perché prima di peccare contro gli uomini, abbiamo gravemente offeso Dio, voltandogli le spalle in malo modo, affondandosi alla creatura piuttosto che al Creatore, che è benedetto in eterno. Il giovane prese una decisione: “Mi alzerò… andrò da mio padre, e gli dirò…”. La conversione implica una chiara presa di posizione davanti a Dio.

Conversione vuol dire: presentarsi a Dio, confessare con parole chiare il grave errore di una vita sprecata. Da quel momento in poi, il giovane cambiò decisamente direzione, dirigendo i suoi passi verso la vita, verso il Padre. Egli si sentì indegno, sporco e peccatore. I sensi di colpa furono, forse, gli ultimi ostacoli da superare. “Glielo dirò”, si convinse il giovane, e “chiederò perdono dei miei peccati”, “forse mi accoglierà come uno dei suoi servi”. È un gran bel momento quando una donna o un uomo decide di tornare a Dio Padre, dopo averlo calpestato e preso in giro.

Egli dunque si alzò e tornò da suo padre; ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione: corse, gli si gettò al collo, lo baciò e ribaciò. (Luca 15:20). Il giovane mise in atto la sua sofferta decisione, e accadde ciò che non si aspettava. Ancora lontano, suo padre lo vide e gli corse incontro. In tutta la Bibbia questo è l’unico brano dove si legge che Dio corre, che egli si affretta a fare qualcosa. Dio fece i cieli e la terra in sei giorni; egli mandò suo Figlio nel mondo dopo 4000 anni, ma per abbracciare il figlio perduto egli corre in fretta e non vuole perdere nemmeno un secondo. È davvero impossibile comprendere l’amore di Dio. Indegni dei suoi favori, per nulla amabili, Dio, nel suo immenso amore, ci ama di un amore incomprensibile.

Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui, non perisca, ma abbia vita eterna. (Giovanni 3:16). Che cosa avrà visto il Signore in me, quando decise di amarmi al punto da dare anche il suo unico Figlio per me? Come fa ad amarmi tanto? Dove ha guardato? “Perché Gesù mi amò?” dice un canto cristiano. “Perché Gesù mi amò? Non so rispondere, non so. So solo che egli mi amò.” Anche tu potrai abbracciare l’amore del Padre nel momento in cui ritorni e ti converti a Lui. Succederà che il Padre celeste ti correrà incontro, mentre sei ancora lontano; egli ti si getterà al collo, ti bacerà e ribacerà. Egli ti accoglierà così come sei. Il suo amore ti cambierà completamente.

E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai suoi servi: “Presto, portate qui la veste più bella, e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto, ed è stato ritrovato”. E si misero a fare gran festa. (Luca 15:21-24)Il giovane confessò il suo peccato al padre. Senza sacerdote, senza sacramento o cerimonie, in modo diretto e personale. come si parla ad un Padre.

Il padre accolse con amore il figlio perduto. Egli lo purificò, lo rivestì di dignità e, soprattutto, manifestò a tutti la sua incontenibile gioia facendo gran festa per averlo ritrovato. Il nostro Dio è un Dio d’amore e un Dio gioioso. Egli non ci chiede di tornare da lui, così come siamo, per ricevere in dono la vita eterna. L’apostolo Paolo, parlando di queste realtà, esclamò nella sua lettera ai Romani: “Che diremo dunque riguardo a queste cose? Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?”. Vuoi anche tu entrare nella festa di Dio? Allora torna al Signore che è ricco in misericordia. Se non sai come fare, pensa al figlio perduto e rivolgiti a Dio allo stesso modo che fece anche lui.